
Perché scegliere la mediazione
Il mediatore pone in essere una giustizia morbida.
Il mediatore fonda la sua opera su precisi obblighi giuridici, etici e deontologici. Quali:
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Neutralità
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Indipendenza
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Imparzialità
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Riservatezza
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Formazione continua
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Conoscenza di tecniche efficaci di comunicazione
Per neutralità s’intende il fatto che il mediatore non deve avere interessi in ordine all’esito della mediazione.
Per indipendenza s’intende il fatto che il mediatore ha il dovere di rifiutare la designazione ed interromperla o meglio interrompere le sue funzioni, quando emergano elementi tali che gli impediscano di mantenere un atteggiamento imparziale, e sorgano suoi interessi in conflitto con le parti oppure con i loro avvocati, ma anche quando senta che vi sia un “aggancio”.
Cosa s’intende per “aggancio”: quando il mediatore è coinvolto personalmente in vicende simili e si lascia trasportare dalle emozioni, oppure proprio un’intensa simpatia o al contrario antipatia verso una delle parti o dei loro difensori, tali da non consentirgli di espletare la propria funzione in maniera equidistante.
Per quanto concerne la riservatezza è necessario considerare che la previsione di quest’obbligo – che è un vero e proprio illecito – deriva sia dal codice deontologico dell’ordine di cui fa parte il mediatore che dal codice etico dei mediatori.
Non vi è invece una responsabilità di natura contrattuale, ma possono ricorrere gli estremi di cui all’articolo 2043 c.c.
La formazione continua è prevista da varie direttive europee e dal codice etico di condotta del mediatore del 2004.
La conoscenza di tecniche di comunicazione efficace.
Quali sono le qualità etiche del mediatore?
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La saggezza
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La giustizia
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La fortezza
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La temperanza
“Due cose riempiono l’animo di ammirazione e di venerazione sempre nuove e crescenti, il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me” Emmanuel Kant.
La saggezza rimanda alla capacità di vagliare e di capire la concretezza quotidiana.
La saggezza consiste nella forza che indirizza l’ingegno, l’intelligenza verso il bene, ponendo in condizione di valutare ogni cosa non solo in sé ma anche nel contesto, e viceversa non solo nel contesto ma anche in sé.
Un ambito particolare per l’esercizio della saggezza è il linguaggio ed esso non comprende solo la comunicazione, ma interessa anche la comprensione: perché comprendiamo in proporzione alla capacità di attenzione e di ascolto.
La fortezza si manifesta come carisma internamente il soggetto, si rivela come ardore, entusiasmo e anche come notevole concentrazione.
La fortezza due direzioni: una è quell’attiva che si risolve nella creatività e l’altra, in senso passivo è la tenacia la pazienza e la sopportazione.
La fortezza si manifesta anche nel non agire.
Sapere aspettare, prendere tempo vincendo l’ansia di prestazione e così lasciando evolvere la situazione.
La temperanza è quello che chiamiamo temperamento, il modo più o meno armonico con cui si reagisce agli scossoni della vita.
Il che significa anche non prendersi troppo sul serio.
Il distacco da quanto si ha, da quanto si fa e da quanto si sa conferisce quella preziosa leggerezza di chi non si identifica del tutto con le sue molteplici esternazioni.
E quindi lascia spazio all’autocritica, all’autoironia, alla distanza da quel sé che quasi sempre coincide con il livello superficiale dell’ego.
È la pazienza con se stessi e con gli altri, è quel tratto tipico del sapiente in umanità che conosce le debolezze umane, e le guarda sì con severità ma anche con amorevolezza.
E poi ci vuole attenzione, saper ascoltare.
Saper ascoltare, come saper rispondere, è una delle maggiori perfezioni che si possono avere in una conversazione.
Ci vuole benevolenza che si manifesta in empatia.
Ci vuole calma perché l’essere umano veramente forte è sempre padrone di sé stesso.
Ci vuole chiarezza e lucidità, onestà intellettuale.
E soprattutto ci vuole competenza.
La competenza è preparazione, onestà intellettuale, rigore, precisione, puntualità, affidabilità e serietà.
E infine ci vuole responsabilità che significa capacità di risposta. Una persona responsabile è una persona seria, affidabile, vera, di parola, leale.
Le tecniche di comunicazione efficace
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Abilità comunicazionale
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Abilità di analisi
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Abilità gestionale
La abilità comunicazionale assicura una comunicazione chiara, e incoraggia le persone a condividere informazioni. Include
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l’ascolto attivo,
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la comunicazione verbale,
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la comunicazione non verbale,
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la comunicazione paraverbale.
L’ascolto attivo
Sentire è facile ma ascoltare è un’arte perché si ascolta
anche con lo sguardo, con il cuore, con l’intelligenza.
PERCHE’ ASCOLTARE
ASCOLTARE PER SE’
Ottenere informazioni di sé e dell’altro.
Decidere meglio.
Parlare meglio.
Sviluppare se stessi.
Essere ascoltati.
ASCOLTARE PER MIGLIORARE LA RELAZIONE
Favorisce la buona gestione dei conflitti, scaturente quasi sempre da malintesi.
PERCHE’ E’ DIFFICILE ASCOLTARE?
LIMITI NELL’ASCOLTO: L’EGO
Che cos’è l’EGO?
È la volontà di apparire perfetti, il bisogno a ricondurre su di sé tutto e che ci rende incapaci di accettare la realtà altrui.
Quali sono le manifestazioni dell’ego nella comunicazione?
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Il desiderio di risolvere il problema: la volontà di salvare l’altro e svolgere il ruolo di salvatore
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La ricerca delle mancanze altrui: il limite dell’altro mette in evidenza le nostre qualità
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Il desiderio di avere ragione: l’avere ragione ci permette di sentirci superiori
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La razionalità: l’ego si nutre di logica che gli serve per giustificare tutto e mantenere il controllo
LIMITI NELL’ASCOLTO: LA MENTE
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Il giudizio: è un’azione permanente di per sé neutra che aggiunge un valore positivo o negativo, ci impedisce quindi di percepire la realtà in modo oggettivo e quindi anche la comprensione del messaggio dell’altro
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Il paragone: è riportare a sé l’esperienza dell’altro Inser1endola nel proprio vissuto; l’interlocutore quindi non si sente accolto.
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L’estrapolazione: in questo caso si aggiungono in modo spesso inconsapevole informazioni partendo da una deduzione non giustificata. Questa scatta tutte le volte che non abbiamo adeguate informazioni; il nostro cervello colma questa assenza di informazioni ricavandole da altre informazioni percepite in precedenza
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La l’ingiunzione: trasforma rapidamente una qualsiasi banale discussione aggiungendo un elemento morale (devo, bisogna, dovresti); spesso si tratta di un tentativo di dominio più o meno cosciente
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La non specificazione: che consiste in una fuga, globalizzando la risposta si evita il confronto o la polemica es: «non capisce», «non funzionerà». Talvolta si manifesta attraverso un giudizio «non vale niente» oppure «è geniale»
ACCENNI SULLA COMUNICAZIONE
Relazione
NOI NELLA COMUNICAZIONE
La nostra percezione sulla realtà è organizzata dal modo in cui la “guardiamo” la “ascoltiamo” e ci rivolgiamo ad essa. Ognuno di noi ha il proprio mondo E le proprie esperienze. Saperle riconoscere, saper entrare nel mondo degli altri è ciò che ci permette di comunicare efficacemente. Prima capire e comprendere!
L’ALTRO NELLA COMUNICAZIONE
È solo prendendo in considerazione l’esistenza dell’altro, la realtà che lui vive ed il modo in cui la percepisce per poterlo avvicinare. Poter parlare con lui un codice comunicativo con il quale si possa
interagire e dalla quale partire per avere la possibilità di sentirsi compresi e capiti. Approcciare all’altro dal punto di vista che lui stesso ha sul mondo ci aiuterà ad accoglierlo e ad ascoltarlo, condizioni di base per una comunicazione efficace.
L’errore più comune in cui spesso cadiamo è il non considerare la possibilità dell’esistenza di un mondo diverso dal nostro; siamo portati a dare per scontato che l’altro pensi come noi, ragioni come noi…..
In sintesi che abbia un identico sentire in materia di emozioni e sensazioni.
QUINDI
Sul piano della comunicazione e dell’ascolto: Non ascoltiamo e ci preoccupiamo di dire la nostra
Moralizziamo, giudichiamo, interpretiamo e generalizziamo
Diamo spiegazioni non richieste, anticipiamo le parole altrui e ne completiamo i discorsi
Minimizziamo, banalizziamo e svalutiamo.
Ci contrapponiamo condizioni di base ineludibili per riuscire a comunicare efficacemente.
AUTENCITA’ NELL’ASCOLTO
Non esiste comunicazione efficace e quindi ascolto efficace senza un contatto emotivo, questi sono elementi strutturali di ogni relazione in cui la qualità dell’uno sostiene la qualità dell’altro. In questo senso, quindi è fondamentali la consapevolezza dei parlanti circa il proprio sentire/parlare. Quando siamo in una relazione la paura più grande è di essere rifiutati, è questa paura che ci spinge a camuffarci, a non rendere esplicito ciò che realmente siamo.
AUTENCITA’ NELL’ASCOLTO
L’autenticità è connessa alla capacità di integrare coerentemente emozioni, pensieri, sensazioni.
Sono autentico quando decido consapevolmente e responsabilmente cosa rivelare al mio interlocutore di ciò che sento, penso, provo e voglio; questo mi permette quindi un’autorivelazione di me in modo consapevole.
PRINCIPI DI AUTENCITA’ NELL’ASCOLTO
L’autenticità si lega quindi ad alcuni principi:
Il principio della consapevolezza di ciò che penso e sento
Il principio di esplicitare ciò che sento e penso in quantità e modi compatibili con la possibilità altrui di accogliere ed accettare ciò che sento e penso
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Il principio del riconoscimento di ciò che pensa e sente l’altro
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La regola di rispettarlo così come rispetto ciò che penso e sento di me
IMPARARE AD ASCOLTARE
COSA NON FARE
COMPRENSIONE E SIGNIFICATO
L’ascolto attivo richiede partecipazione e comprensione di ciò che viene detto dall’altro, ma soprattutto dare significato a ciò che l’altro ci sta comunicando.
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Ascoltare non è discutere
Quanto tempo si riesce a stare in silenzio dopo che il nostro interlocutore ha finito il suo discorso?
Il vero ascolto inizia non appena chi viene ascoltato ha terminato la frase o il discorso.
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Ascoltare non è rispondere
Ascoltare non ha nulla a che vedere con il rispondere e reagire, questo rappresenta la giustificazione al bisogno di esprimersi.
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Ascoltare non è cercare di avere ragione
Spesso quando comunichiamo cechiamo di avere ragione, lo scopo è quello di convincere il nostro interlocutore ad ottenere il consenso.
La frase chiave in questo tipo di relazione è «non sono d’accordo»
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Ascoltare non è risolvere il problema dell’altro
Spesso quando «ascoltiamo» cerchiamo di risolvere in modo razionale il problema dell’altro, cerchiamo di determinare cause e soluzioni.
Nelle proprie restituzioni il buon ascoltatore non:
- Moralizza
- Dogmatizza
- Giudica
- Interpreta
- Identifica
- Assolutizza
- Disconferma
L’INTERPRETAZIONE NELL’ASCOLTO
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Giudizio
Approviamo, disapproviamo, censuriamo alla luce dei nostri valori
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Interpretazione
Utilizziamo le parole dell’altro per confermare la nostra teoria.
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Indagine
Poniamo domande alla ricerca di cause e responsabili.
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Sostegno
Compatiamo, consoliamo, rassicuriamo, ma spesso non esploriamo le emozioni dell’altro.
Secondo Porter interpretiamo quando accogliamo oltre la persona il problema, accogliendo la persona e non il problema, lasciamo alla persona la libertà di esprimere in tutti i modi possibili ciò che sente e prova, sapendo di non essere giudicato, interpretato, interrogato o sostenuto.
COS’E’ L’ASCOLTO IN PRATICA
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Ascoltare è uno sforzo
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Ascoltare permette all’altro di esprimersi, vuol dire quindi mettersi in sintonia con l’altro ed accettare la frustrazione per se stessi di evitare di raccontarsi.
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Ascoltare è una competenza
È una competenza che ci trasforma, che si sviluppa attraverso l’allenamento
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Ascoltare è rendersi disponibile all’altro
Non vuol dire quindi tacere e lasciare parlare l’altro, vuol dire invece fare silenzio dentro di sé, il silenzio sia esteriore che interiore sono ambedue importanti, vuol dire fare spazio dentro e fuori di sé all’altro
In sintesi, bisogna saper osservare se stesso e l’altro con empatia, mantenendo tuttavia sempre la consapevolezza di chi è il problema.
COSE DA FARE
- Cogliere
- Raccogliere
- Accogliere
- Restituire
COGLIERE
Osservare il nostro interlocutore, per cogliere dalla sua comunicazione verbale e non verbale tutti quei segnali che ci parlano di lui, delle sue preoccupazioni, delle sue paure e dei suoi desideri.
Chi ascolta attivamente non soltanto coglie tutti i segnali della comunicazione sia verbali che non verbali ma soprattutto si predispone ad accogliere emozioni e sensazioni
RACCOGLIERE
Attraverso il nostro agire da stimolo, raccogliamo, cioè andiamo alla ricerca di tutto ciò che l’altro può dirci predisponendoci a coglierlo ed accoglierlo.
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Uso delle domande
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Agendo sulla nostra comunicazione non verbale
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Applicando tecniche di comunicazione efficace (rispecchiamento, contestualizzazione, riformulazione)
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Gestendo la somministrazione dei feed back
Quanto più saremo in grado di cogliere e raccogliere tanto più saremo in grado di mettere insieme organicamente ciò che in nostro interlocutore ci comunica riconoscendone i significati e le modalità, tanto più avremo ascoltato.